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ROMA Curiosità e Tradizioni
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Capodanno a Roma in discoteca
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Capodanno a Roma in Villa
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Figlio
di Romano Proietti, di origini umbre, e della casalinga Giovanna,
dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo
Augusto, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'università
La Sapienza di Roma, che abbandonerà a sei esami dalla laurea.
Appassionato di musica sin da bambino, suona la chitarra, il
pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso, e nel tempo libero
inizia a esibirsi come cantante nelle feste studentesche, nei bar
all'aperto, e più avanti nei night-club più celebri della capitale.
Gigi Proietti
Attore nel teatro sperimentale
Nello stesso momento inizia a frequentare il corso di mimica del
Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale
nota subito le sue qualità di musicista e lo scrittura per uno
spettacolo d'avanguardia da lui diretto, Can Can degli italiani
(1963), composto da famosi scrittori quali Ercole Patti e Luigi
Malerba, dove mette in musica un aforisma di Ennio Flaiano, Oh come
è bello sentirsi....
A partire dal 1964 ricopre ruoli di contorno sul palcoscenico con il
Gruppo Sperimentale 101 sotto la direzione di Antonio Calenda, dallo
stesso Cobelli e anche con Andrea Camilleri, non ancora diventato
celebre come scrittore. Il suo primo ruolo lo recita all'aperto,
travestito da upupa, nella rappresentazione de Gli uccelli di
Aristofane (1964) diretto da Giuseppe Di Martino. Dal 1968 ottiene
ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal
Teatro Stabile de L'Aquila, tra cui Il Dio Kurt di Alberto Moravia e
Operetta di Witold Gombrovicz.
Successo nella commedia musicale
Il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene
improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno,
ufficialmente a causa di un incidente capitatogli (ma
ufficiosamente, sembra, a causa di dissapori con l'autore e
co-protagonista della commedia, Renato Rascel) nella parte di Ademar
nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava
gente.
Trionfo negli One-Man-Show
Dopo aver recitato nel 1974 il ruolo di Neri Chiaramantesi nel
dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene e
Vittorio Gassman, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo
scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi
spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please! (1976),
riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile
performance allo Stadio Olimpico della sua città natale, oltre a
Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione,
Attore, amore mio (1982) e Io, a modo mio (1985).
In questi spettacoli Proietti, totalmente privo di guida registica,
ha modo di scatenare la sua verve attoriale come monologhista,
cantante, imitatore, ballerino, in estenuanti tour de force che
ottengono un dirompente successo di pubblico; dalle 6 serate
inizialmente previste si superano agevolmente le 300, con oltre 2000
spettatori di media a riempire i teatri tenda e i palasport di tutta
l'Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità come
Federico Fellini (il quale dapprima pensa a lui per il ruolo di
Casanova nel suo film Il Casanova di Federico Fellini, poi assegnato
a Donald Sutherland e del quale sarà un efficace doppiatore) ed
Eduardo De Filippo. La collaborazione tra Proietti e Lerici si può
benissimo paragonare a quella, altrettanto proficua, tra Giorgio
Gaber e Sandro Luporini per il teatro canzone. Dopo la morte di
Lerici, avvenuta nel 1992 per infarto, Proietti porta in scena e
dirige altri due spettacoli solisti, Prove per un recital (1996) e
Io, Toto e gli altri (2002).
Direttore artistico e regista
Dal
1978 assume la direzione artistica insieme a Sandro Merli del Teatro
Brancaccio di Roma, creando un suo Laboratorio di Esercitazioni
Sceniche per i giovani attori (la stessa cosa farà Vittorio Gassman
con la sua Bottega Teatrale di Firenze), portando in scena con i
suoi allievi durante gli anni '80 numerosi spettacoli assai
apprezzati. Nello stesso momento si cimenta anche con la regìa
teatrale, specializzandosi in adattamenti teatrali di successi
cinematografici, oltre a curare la messa in scena di diverse opere
liriche tra il 1983 e il 2002. Nel 1996 scrive e dirige un suo
testo, Mezzefigure, mentre nel 1998 è la voce del narratore della
fiaba Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev, sotto la direzione
orchestrale di Enrique Mazzola. Nel 2005 dirige Pino Quartullo e
Sandra Collodel in Quella del piano di sopra, commedia brillante di
Pierre Chesnot replicata nelle stagioni successive, ottiene un
notevole successo accanto a Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli nella
versione moderna nel classico di Hennequin e Veber La Presidentessa
(già interpretato da lui nel 1968 per la regìa di Franco Enriquez)
portato più volte in tournée.
Attore cinematografico
Nel 1966 debutta contemporaneamente sul grande e piccolo schermo. Al
cinema non è però un vero debutto poiché già a quattordici anni
viene scritturato come comparsa nel film Il nostro campione, diretto
nel 1955 da Vittorio Duse. In ogni caso il suo primo ruolo, per una
curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei carabinieri, lo
stesso che trenta anni dopo lo porta alla grandissima notorietà.
Tinto Brass è il primo regista a valorizzarlo con un ruolo da
protagonista nel suo film L'urlo del 1968, quindi partecipa a film
di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni, ma forse soltanto Alberto
Lattuada gli offre un ruolo pienamente compiuto sul versante
drammatico nel film Le farò da padre (1974).
Partecipa inoltre ad alcuni film americani diretti da registi di
prestigio come Lumet, Altman e Ted Kotcheff, nonché col francese
Bertrand Tavernier. È fuor di dubbio che il suo ruolo brillante più
celebre sia quello dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, che
inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in
società con alcuni suoi amici perdendo regolarmente, nella commedia
di Steno Febbre da cavallo (1976), diventata col tempo un vero
oggetto di culto tanto che nel 2002 se ne realizzerà un sequel a
furor di popolo, Febbre da cavallo - La mandrakata, diretto dal
figlio di Steno, Carlo Vanzina, definito dallo stesso attore un
ritorno sul luogo del delitto.
Si cimenta con successo anche nel campo del doppiaggio, dove inizia
nel 1964 prestando la voce al Gatto Silvestro dei cartoon della
Warner Bros, quindi a celebri divi del grande schermo come Robert De
Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin
Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando, nonché per George Segal in
Tenderly di Franco Brusati e persino a Michel Piccoli nel Diabolik
di Mario Bava. È notevole il suo pirotecnico doppiaggio del
personaggio del genio della lampada nel film Aladdin (1992),
prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due
sequel distribuiti soltanto in home video, Il ritorno di Jafar e
Aladdin e il re dei ladri e persino in due videogames ispirati al
film, La sfida per Agrabah e La bottega dei giochi di Aladdin.
Attore televisivo
Nel 1966 Proietti debutta in televisione nello sceneggiato I grandi
camaleonti, diretto da Edmo Fenoglio. Insieme a Ugo Gregoretti
compare in ruoli soddisfacenti, come quello del truffatore Alfred
Jingle nella trasposizione del romanzo Il circolo Pickwick di
Charles Dickens (1967), dove compone e canta anche la sigla finale,
La ballata di Pickwick. Proprio durante le sedute di registrazione
di questa canzone, incontra un giovane di Poggio Bustone, che in
quel brano suona la chitarra, musicista sotto contratto con la casa
discografica Ricordi e destinato alla grande notorietà, Lucio
Battisti. Sarà il loro primo e ultimo incontro, ricordato in seguito
dallo stesso Proietti in un'intervista durante una trasmissione
celebrativa sul cantante.
Con Gregoretti lavora ancora nel 1973 in uno spettacolo sperimentale
che tenta di fondere il varietà con lo sceneggiato, Sabato sera
dalle 9 alle 10, dove Proietti è conduttore, compone e canta la
sigla iniziale e interpreta quattro ruoli, e infine in uno
sceneggiato ispirato ad Emilio Salgari, Le tigri di Mompracem
(1974), ricordato per il largo uso del chroma-key, dove interpreta
il ruolo di Sandokan due anni prima di Kabir Bedi.
Insieme ad Antonello Falqui raggiunge la vetta massima a livello
artistico sul piccolo schermo, col varietà Fatti e fattacci (1975),
insieme a Ornella Vanoni, Giustino Durano e Massimo Giuliani, girato
a colori, dove interpreta il cantastorie di una scalcinata compagnia
di saltimbanchi in un viaggio a puntate attraverso il folklore di
quattro città italiane, Roma, Milano, Napoli e Palermo. Alla Sicilia
dedicherà ancora un omaggio in quello stesso anno, cantando in
dialetto siciliano la celeberrima Ballata di Carini, musicata da
Romolo Grano e utilizzata come sigla iniziale del film L'amaro caso
della baronessa di Carini (1975), diretto da Daniele D'Anza, con Ugo
Pagliai e Janet Agren.
Conduttore e regista televisivo
Nel 1981 rientra in televisione con lo sceneggiato Fregoli diretto
da Paolo Cavara, ispirato alla vita del grande trasformista Leopoldo
Fregoli e suo ennesimo tour de force, nel quale riveste i panni di
ben 75 personaggi, oltre a comporre e cantare la sigla di chiusura,
Prima de pija' sonno.
Inoltre è conduttore dei varietà Fantastico 4 (1983) diretto da Enzo
Trapani e Di che vizio sei? (1988) per la regia di Adolfo Lippi.
Come regista televisivo debutta nel 1990 con una delle prime sitcom
italiane, Villa Arzilla, basato sulle vicende di un gruppo di
anziani pensionanti in una casa di riposo, dove appare in brevi
cameo come giardiniere della villa, e dove riunisce un bel gruppo di
grandi attori e attrici del passato come Giustino Durano, Fiorenzo
Fiorentini, Ernesto Calindri, Marisa Merlini e Caterina Boratto.
Otto anni più tardi si dirige nel film Un nero per casa (1998) dove
interpreta la parte principale di un architetto.
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